Moschettieri del Re: La Penultima Missione

2018, Commedia

Recensione Moschettieri del Re: uno per tutti, tutti in Lucania

La recensione di Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi, una sfilacciata commedia in costume che la chimica prodigiosa tra i protagonisti rende godibile.

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L'idea di realizzare Moschettieri del Re, a sentire Giovanni Veronesi, gli balenava in mente già negli anni '80, ma solo adesso, nel vivo del nuovo millennio, ha trovato i produttori e le opportunità giuste per realizzare il suo bizzarro progetto: un film ispirato vagamente al seguito letterario de I tre moschettieri, Vent'anni dopo. Eccoci dunque ad approfondire la produzione con la recensione Moschettieri del Re.

Se trent'anni or sono gli attori che Veronesi avrebbe voluto nei ruoli di D'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis erano niente meno che Massimo Troisi, Roberto Benigni, Francesco Nuti e Carlo Verdone, non si può dire che gli sforzi nella ricerca del cast dei Moschettieri del Re non siano stati ragguardevoli, così come l'attenzione alla diversa provenienza geografica e alla varietà dei patois dei moschettieri de noantri. Così l'Aramis di Veronesi (Sergio Rubini) è un erudito ecclesiastico indebitato che parla pugliese, e Athos/Rocco Papaleo gioca in casa perché il film è ambientato in Basilicata, e se Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea sono entrambi romani, non lo si direbbe certamente sentendo la parlata che l'ex Libanese sfoggia in Moschettieri del Re: La Penultima Missione.

Moschettieri Del Re

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Trama: se la Regina chiama

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Le premesse in Moschettieri del Re sono simili a quelle del dumasiano Vent'anni dopo: i quattro amici e compagni d'armi vengono riuniti per una missione in difesa degli Ugonotti, perseguitati dal Cardinale Mazzarino, per volere dell'avvinazzata ma bonaria regina Anna d'Austria di Margherita Buy; ma se nel secondo romanzo della trilogia D'Artagnan era l'unico membro del quartetto rimasto a far carriera nel corpo dei Moschettieri, qui il personaggio di Pierfrancesco Favino si è dato all'allevamento del bestiame, soprattutto dei suini. Ma quello che si porta addosso il piacente guascone non è odore di porco. È leggenda.

Anche i tre compari più anziani sono messi ben peggio che in Dumas: Aramis è un abate in fuga dai creditori, Athos un libertino rovinato dalle mogli e dalla sifilide, e Porthos un tristone ipertricotico dipendente dal laudano.

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Poco importa il tempo che è passato, le articolazioni doloranti, le emorroidi, c'è sempre la possibilità di ritrovare un po' del vecchio smalto riabbracciando gli amici e riassaporando la gloria: è un po' questo il senso di un film che si alimenta dell'intesa di quattro attori naturalmente carismatici, clamorosamente divertenti e a proprio agio nel fare squadra. Perché ahinoi, fino a che sullo schermo non c'è che Buy che redarguisce Matilde Gioli per la sua inettitudine con il parasole o anche Favino che duella col fornaio che ha fatto cornuto fatichiamo a vedere il senso dell'operazione, e non possiamo che scuotere la testa di fronte a tempi comici mal calibrati e a una scrittura senza vitalità. Ma per qualche ragione anche piuttosto facile da individuare, tutto cambia quando il Porthos "mazzo mazzo" post dieta di Valerio Mastandrea si unisce buon ultimo alla combriccola.

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Moschettieri all'improvviso

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Con la sua impostazione tra ingenua favola natalizia e parodia del genere sumeroeroistico, Moschettieri del Re è un progetto inerte che deve poche buone idee all'immaginario di Dumas, che ma grazie al contributo di quattro attori protagonisti intelligenti diventa qualcosa di per lo meno godibile. Il gusto creativo, la chimica prodigiosa e il talento nell'improvvisazione del quartetto trasfigurano i dialoghi di buona parte del film, perché noi siamo pronti a scommettere la pelliccia che "ti sei gettato dai merli, sciancata la jampa, e hai continuato a spadacciare con l'ossatura infranta" (o suppergiù) non era nella sceneggiatura di Veronesi e Baldoni ma è il parto della mente scoppiettante di Pierfrancesco Favino abbandonata al cazzeggio.

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Peccato che non ci sia niente altro che funzioni così bene nel film: i personaggi femminili non hanno spazio né dignità (in particolare quello della fidanzata del regista è gratuito e trascurabile, benché Valeria Solarino sia bellissima e inquadrata con amore), ma il più sprecato è senz'altro Alessandro Haber nel ruolo del presunto villain, il Cardinale Mazzarino. Poi è pur sempre Natale e non abbiamo nessuna voglia di metterci a puntare il dito su ciò che non va, piuttosto vi invitiamo a non scegliere questa come commedia delle Feste se avete nel vostro gruppo di amici e familiari qualcuno che vi faccia divertire quanto Favino, Rubini, Papaleo e Mastandrea. Perché se ce l'avete lo sapete quanto siete fortunati, vero?

Recensione Moschettieri del Re: uno per tutti,...
Alessia Starace
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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